Il circo della farfalla

Il circo della farfalla: in pista la metafora  della vita… e della psicoterapia

Ha catturato l’attenzione di un alto numero di commentatori il cortometraggio che si trova in rete, The Butterfly Circus (Il circo della farfalla). Interpretato da Nick Vujicic nel ruolo di Will, l’uomo senza arti che tale è non solo nel film ma anche nella vita, e diretto da Joshua Weigel, Il circo della farfalla non utilizza solo il circo e i suoi personaggi per narrare una storia, ma a mio avviso veicola qualcosa di intimamente legato ad importanti riflessioni sulla vita e, perché no, sulla psicoterapia come la intendiamo i miei colleghi ed io.

La storia esprime infatti, a mio parere, uno spaccato metaforico su quello che avviene nella maggior parte delle persone: la tendenza dei più a fermarsi ad un giudizio di esteriorità, di diversità, e il focalizzare la propria attenzione sul “bicchiere mezzo vuoto” ovvero sull’evidenziare le lacune, le mancanze, ciò che non c’è. Questo atteggiamento si può sviluppare verso gli altri, verso ciò che è “diverso” ai nostri occhi, oppure verso se stessi, portando di solito ad una sorta di rigidità ed immobilismo, sia mentale che personale. Ma vediamo brevemente di cosa tratta il cortometraggio.

Il signor Méndez è il proprietario di un circo che per caso si ferma in un luna park e visita il padiglione delle mostruosità umane ed anche Will, appunto, che se ne sta in mostra e attende che gli amanti dello spettacolo degli orrori sfilino davanti a queste umanità mutilate e deformi. “Una perversione della natura, un uomo – se così lo si può chiamare – a cui Dio stesso ha voltato le spalle!”, dice chi presenta il macabro show quando apre la tendina che tiene nascosto Will. Ma qualcosa cambia per un incontro inatteso, quello con il signor Méndez, che guarda Will con occhi diversi. Will prima lo rifiuta e poi lo segue. “Signori e signore, ragazzi e ragazze, ciò di cui ha bisogno questo mondo è di un po’ di stupore”. Il signor Méndez dirige un altro tipo di spettacolo, insomma, non quello che si fonda sul mettere in mostra “le imperfezioni di un uomo…”; il suo circo porta in pista artisti che si “muovono pieni di forza, colore ed eleganza”, rappresentando qualcosa di “sbalorditivo”. A contatto con loro Will rinasce, sfidato dalla frase: “Se solo tu potessi vedere la bellezza che può nascere dalle ceneri”. Ma Will è perplesso e non crede di farcela. “Un vantaggio ce l’hai – è la risposta di Méndez – più grande è la lotta e più glorioso il trionfo”. Che sembra la regola che percorre da sempre non solo la pista di segatura, ma anche la legge più profonda della vita. Al circo, grazie all’arte e all’umanità che sprigiona dalla compagnia di Méndez, Will subisce la metamorfosi da bruco a farfalla e spicca il volo.

C’è molto realismo nella storia: Will nel circo del signor Méndez ha comunque un ruolo legato alla sua condizione umana, si getta da molto in alto in una vasca d’acqua e riemerge fra gli applausi. Viene presentato come qualcosa di eccezionale, un po’ come succedeva nel baraccone, perché lo spettacolo va avanti e la vita pure, e bisogna pur guadagnarsi il pane. Ma adesso Will mostra il meglio di sé, e il pubblico è testimone di “un’anima coraggiosa mentre imbroglia la morte salendo fino a 50 metri in aria e saltando dentro alla piscina”.

In questo cortometraggio si comprende di quanto è grande il potere della capacità di meravigliarsi, di essere curiosi e di saper guardare oltre l’apparenza. Quale che ne sia la condizione iniziale o di partenza, mentale, fisica, sociale, il cambiamento è sempre possibile. Ognuno di noi possiede infinite sfaccettature e punti di forza che possono emergere e grazie ad essi cambiare la nostra visione di noi stessi e del mondo che ci circonda. L’autocommiserazione ed il vittimismo nella maggior parte dei casi non possono che ingabbiarci in un vortice negativo che non solo non ci permette di essere sereni ma che inesorabilmente ci trascina verso il basso. Tramite questo filmato emerge inoltre quanto sia importante essere guardati con occhi diversi, avere qualcuno che rispecchia di noi potenzialità e risorse, puntando su quello che c’è e non su ciò che manca. Facendo leva dunque su ciò che di positivo c’è, si inizia la risalita e si sviluppano una serie di capacità, competenze ed esperienze che in precedenza non si sarebbero mai auspicate.

 

Valentina Fusa

 link del video http://www.youtube.com/watch?v=jjOmiLerT7o

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