Non si può non progettare! (parte1)

Nella vita di tutti i giorni, sia nel lavoro che nella quotidianità, la progettazione è parte integrante del nostro essere e del nostro agire. Quando pianifichiamo cosa fare nella giornata, quando partecipiamo più o meno inconsciamente a programmi nostri o altrui, quando costruiamo sulla carta un progetto fatto e finito, in tutti questi casi, non facciamo altro che progettare, sempre e comunque. Sia che si tratti di lavoro, sia che si tratti di aspetti personali, sia che ce ne rendiamo conto, sia che non ce ne accorgiamo, siamo sempre parte di un progetto.

La progettazione non si sviluppa mai nel vuoto!!!   È un insieme di saperi, metodi e tecniche utili per incontrare situazioni complesse con l’obiettivo di apprendere e intraprendere.

Progettare significa PREFIGURARSI un processo che porta ad un OBIETTIVO. Etimologicamente, progettare significa, infatti, gettare avanti; significa relazionarsi col proprio passato e al tempo stesso col proprio futuro, significa generare qualcosa che prima non c’era e che possa modificare la realtà. Progettare non significa però necessariamente cambiare, a volte significa conservare o restaurare il vecchio, a seconda del contesto in cui si è inseriti e del desiderio che si deve soddisfare.

Progettare comporta il misurarsi da un lato con le proprie capacità di concretizzare delle idee e dall’altro con le capacità di pensiero. Prefigurarsi un futuro richiede, infatti, un’ideatività e una creatività che necessitano una sospensione temporanea del pensiero per potersi misurare con le proprie capacità: ci si misura nella realtà, nel concreto con ciò che si era sviluppato solo a livello mentale.

La progettazione deve comportare un alternarsi di PENSIERO E AZIONE, che si incrociano continuamente tra loro e si verifichino vicendevolmente. Non è di semplice esecuzione, occorre uno sforzo implicito di aggregazione di significati di senso, condivisi sia dai singoli che dal gruppo sociale. Inoltre, le risorse economiche  a disposizione sono solitamente scarse e il prodotto finale è poco visibile, perché non è concreto (ad esempio per la produzione di servizi).

I termini chiave che maggiormente ricorrono nella progettazione sono: realtà, problema, contesto, dialogo.

Il punto di partenza per qualsiasi progetto è la REALTA’. La realtà può esser definita come un insieme di elementi caotici e punti di vista differenti che si intersecano tra di loro. Vedere la realtà comporta continuamente un‘operazione di selezione degli elementi che la costituiscono, questa operazione ci permette di dire, che la realtà non è data una volta per tutte, ma viene costruita tramite un processo in parte sociale e in parte individuale.  Una sufficiente condivisione della realtà è il punto di partenza, ma un continuo confronto delle rappresentazioni che si sviluppano progressivamente è assolutamente indispensabile.

Il PROBLEMA è una rappresentazione più chiara ed articolata rispetto al disagio o al desiderio che un individuo, un gruppo o un’organizzazione si figurano. I problemi in sè, in natura, non esistono, ma devono essere prima pensati per poter esistere. L’obiettivo principale è quello di comprendere il problema, capire dov’è e cercare di definirlo.

Le rappresentazioni e i problemi che si creano si differenziano in base ai CONTESTI. Ogni progetto si riferisce ad uno o più contesti che metaforicamente è identificato come il contenitore specifico dell’idea da articolare. Pensiamo ad esempio, al preparare il menu per una cena romantica, tra amici, di gala, per un break di lavoro, ecc. Cambia il contesto, cambia il menu, ma la cuoca potrebbe essere la medesima.

Per poter progettare, per poter costruire il problema, per poter condividere la realtà, per poter delineare il contesto, bisogna DIALOGARE. Il dialogo deve essere alla base di una “buona” progettazione. In tal caso sono inevitabili dei conflitti, che vanno intesi come confronti e esaltazione/appianamento delle differenze.

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