“FORSE SONO IO CHE SBAGLIO” Mamme a confronto durante gli incontri: “Il sonno del bambino nel primo anno di vita”

P1030338Due psicologhe che si occupano di genitorialità, mamme con in braccio i loro bambini, un luogo e uno spazio in cui prendersi cura dei propri dubbi e moltiplicare idee e possibilità. Questo, in sintesi, è ciò che avviene durante i nostri incontri con le mamme sul tema del sonno del bambino nel primo anno di vita.

Si tratta di occasioni preziose in cui arricchirci e porci nuove domande e riflessioni.

Cosa sanno le mamme sul loro sonno? Come, genitori, nonni, fratelli e zii hanno raccontato e raccontano ancora oggi il “loro” dormire? Erano racconti di difficoltà? Di sofferenza? Di sonni lunghi e sereni? Di continui risvegli? (“tu non dormivi mai, mi hai fatto impazzire, piangevo e ti imploravo di dormire”). E quali consigli si sentono ripetere da quando è nato il loro piccolo? Quali divieti? (“non bisogna tenerli nel lettone”, “non bisogna addormentarli al seno”…). Quali tecniche miracolose (e immancabilmente contraddittorie tra loro) conoscono o hanno sentito osannare sui vari blog, libri, riviste, programmi TV?

Tutto ciò può generare difficoltà nelle aspettative e nel sentimento di efficacia rispetto al compito dell’essere genitore.

“Forse sbaglio” o “sicuramente sono io che sbaglio” è l’incipit con cui, infatti, molte mamme iniziano a raccontarsi e a raccontarci la loro esperienza con il sonno del proprio bambino.

Sono formulazioni che sembrano figlie di un dubbio di sottofondo, di una domanda assillante che molto spesso porta le mamme a chiedersi se sono sufficientemente brave (o “sufficientemente buone”). Troppo spesso si aspettano una critica o un monito, perciò meglio giocare d’anticipo: “mi scuso subito per i miei errori, so di aver sbagliato sicuramente qualcosa io”. Davanti a due psicologhe, poi…

Dopo aver esplicitato le conoscenze delle mamme sul sonno dei bambini di solito chiediamo loro di metterle a confronto con ciò che loro hanno visto funzionare (o non funzionare) con il proprio bambino. Solo tenendo il baricentro sul proprio sentire, sul proprio bambino, sulle proprie idee e sui propri obiettivi, è possibile, infatti, ascoltare consigli e accogliere nuove teorie e azioni.

Non si tratta di votarsi ad un assoluto relativismo o ad un buonismo permissivista del tipo “va tutto bene” ma ad una posizione che metta mamme (e papà) al centro insieme al loro bambino e nella condizione di avere il maggior numero di scelte possibili, che siano rispettose dei valori e delle peculiarità di ogni nuova, singola famiglia.

I genitori non sono responsabili (e quindi giudicabili) per il sonno del loro bambino. Quanto e come dorme un bambino non è causa-effetto della bravura di un genitore.

Essi sono piuttosto “supervisori e facilitatori” e ciò che possono fare è accompagnare il proprio figlio in questo processo naturale. Accompagnarlo significa spostare l’attenzione dal risultato finale (dorme o non dorme) all’intero processo di addormentamento. Spesso la trappola in cui si infilano i genitori è quella di concepire il sonno del loro bambino come un interruttore on/off che spetta loro azionare correttamente, pena una notte insonne per l’intera famiglia. Secondo questa logica tutto o niente (sveglio o addormentato) i genitori vivono (necessariamente) come molto frustrante tutto ciò che precede l’addormentamento del loro bambino, portando talvolta ad un circolo vizioso in cui bambino e genitori si innervosiscono entrambi peggiorando la situazione.

In media un bambino impiega circa 20 minuti per addormentarsi a partire dal momento in cui comunica (in modo diverso a seconda delle tappe evolutive) di avere sonno.

Dormire è il coronamento di un graduale processo di rilassamento progressivo.

Cosa accade, quindi, se invece di concentrarsi sul risultato finale mamma e papà si concentrano sul rilassamento del proprio bambino? La prima risposta che ci danno i genitori è che si sentono più competenti, meno tesi e hanno la sensazione di avere effettivamente un margine di azione maggiore: “cosa posso fare per rilassare (me e) il mio bambino?”. A questo punto che si scelga la musica, il cullare, il massaggio, il bagnetto, non conta: ogni genitore e ogni bambino hanno il loro modo peculiare per giungere insieme al sonno.

Sara Bertoncelli e Francesca Donadello

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